(ANSA) – PESCARA, 09 LUG – “Riteniamo sia doveroso che il presidente Marsilio e il governo regionale facciano chiarezza sulla legge sulle aree idonee”. Lo affermano gli esponenti del Pd Abruzzo, nel corso di una conferenza stampa all’Aquila, illustrando le osservazioni dei ministeri competenti che hanno rilevato “vizi di legittimità della norma regionale in materia di eccesso di competenza, contrasto con le fonti normative nazionali e violazione dell’art. 117 della Costituzione”. A fare il punto della situazione sono stati il senatore Michele Fina, il capogruppo Silvio Paolucci, il consigliere regionale Antonio Di Marco e il vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Blasioli, che hanno parlato di “profili di illegittimità evidenti”, sottolineando che “la Regione non ha detto la verità”. Fina ha annunciato “un’interrogazione parlamentare ai ministri competent per chiedere chiarimenti in merito ai profili di illegittimità costituzionale e di contrasto con la normativa nazionale”. Il senatore chiede al Governo “un’operazione trasparenza che ponga rimedio alle reticenze del presidente Marsilio: ci risulta che la Regione abbia assicurato al Governo una modifica profonda della norma al fine di evitare l’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale”. “Avevamo provato ad evitare il pasticcio normativo denunciato dal Governo nazionale e che oggi è sotto gli occhi di tutti – afferma Paolucci – La nota con la quale il presidente Marsilio si assume l’impegno di modificare il cuore della legge, dopo le osservazioni del Governo, dimostra la correttezza di quanto avevamo denunciato”. “Sia in commissione che in aula siamo stati ampiamente rassicurati che la norma era pienamente rispettosa della legge nazionale. Oggi scopriamo che sono molte le criticità, talune gravi. È la solita modalità del Governo regionale che nasconde la verità agli abruzzesi”, afferma Di Marco. “Abbiamo presentato una serie di emendamenti sostenuti dalle associazioni agricole tutti puntualmente bocciati, ma ripresi nelle osservazioni ministeriali. Se la legge non è stata impugnata è solo perché il Presidente Marsilio ha dovuto assumere impegni precisi di modifica sostanziale”, conclude Blasioli.

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