L’immagine più potente della mattinata di ieri è quella dei giovani studenti raccolti in Piazza San Bartolomeo alle 11.30. Tengono un tablet con entrambe le mani e, mentre attorno scorre il presente, camminano dentro l’Avezzano di prima del 13 gennaio 1915. Edifici scomparsi, una piazza cancellata dal sisma, una città che per loro è solo racconto e che invece, per qualche minuto, torna ad avere forma. Non stanno semplicemente guardando un video: stanno attraversando una memoria.
È da questa immagine che prende avvio la giornata di commemorazione del terremoto che devastò Avezzano <www.laquilablog.it/avezzano-una-mostra-darte-contemporanea-per-ricordare-il-terremoto-del-1915/> e l’intera Marsica, promossa dall’Amministrazione comunale nell’ambito dell’iniziativa #Ancheiosonoterremoto. Una scelta precisa: partire dai più giovani per raccontare ciò che è stato e, soprattutto, ciò che sarà.
In Piazza San Bartolomeo viene presentata la seconda tappa del progetto “Avezzano che fu”, sviluppato in collaborazione tra Rotary e Comune e realizzato da Ambiens VR. Grazie alla realtà aumentata, la tecnologia diventa un ponte tra generazioni, non un gioco ma un modo concreto di abitare la memoria. Dal Monte Salviano al Castello Orsini: istituzioni, identità e futuro
La commemorazione si apre come da tradizione un’ora prima, nel raccoglimento solenne del Monte Salviano. Qui il sindaco Giovanni Di Pangrazio depone la corona d’alloro davanti al memoriale delle vittime. La fascia tricolore attraversa il giubbotto come segno di continuità, mentre attorno si stringono autorità civili, militari e religiose, in un silenzio denso di assenze, ricostruzioni e responsabilità tramandate.
Alla cerimonia partecipano il senatore Michele Fina, gli amministratori dei Comuni di Scurcola Marsicana e Tagliacozzo, il sindaco di Gioia dei Marsi e vicepresidente della Provincia dell’Aquila Gianluca Alfonsi e numerose altre autorità, tra cui la direttrice della casa circondariale Maria Celeste D’Orazio.
Nel suo intervento, il sindaco Di Pangrazio richiama la forza identitaria del territorio: «La Marsica piano piano si è rimessa in piedi e Avezzano è diventata un punto di riferimento regionale. Non guarda indietro, non si ferma. Vuole avere consapevolezza dei rischi e per questo mette in sicurezza la vita dei ragazzi con edifici moderni e sicuri, ma è capace di immaginare il futuro e darsi nuovi obiettivi contando sulle proprie potenzialità».
Parole che ribadiscono l’impegno del Comune sulla prevenzione sismica e sulla sicurezza delle scuole, oggi tra le più sicure d’Italia, con un’attenzione particolare ai bambini e alle persone fragili. Centrale anche il valore della memoria e della cultura come strumenti per trasmettere non solo i fatti storici, ma le emozioni e la consapevolezza di ciò che il terremoto ha significato.
Il racconto si sposta poi al Castello Orsini, dove gli studenti diventano protagonisti sul palco con progetti grafici e artistici dedicati all’identità della città. Un passaggio di testimone esplicito, in cui la storia smette di essere solo narrazione e diventa linguaggio, segno, visione. Protezione civile, simboli e responsabilità condivisa
Al Castello Orsini interviene anche il senatore *Michele Fina*, soffermandosi sul valore dei simboli: *«Non appartengono al passato, ma raccontano chi siamo. Da quelle macerie è nata la forza di una comunità. Avezzano oggi è il segno concreto del sacrificio e dell’impegno di intere generazioni».*
Particolarmente intenso l’intervento del direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile, Maurizio Scelli, legato da un rapporto di stima al sindaco e al consigliere comunale con delega alla Protezione Civile Maurizio Seritti. Presenti anche il viceprefetto aggiunto Federico Izzi, il vescovo Giovanni Massaro e il colonnello Mario D’Angelo, comandante del 9° Reggimento Alpini.
«All’epoca del sisma – spiega Scelli – non esistevano la Protezione Civile né i mezzi di comunicazione di oggi, e l’impossibilità di intervenire aumentava la disperazione». Un dolore che resta attuale e universale. Rivolgendosi ai giovani aggiunge: «Avete la capacità di tendere una mano e dire “io ci sono”. Per questo è fondamentale investire su di voi, non solo in cultura ma anche in sensibilità e responsabilità verso gli altri». Il ringraziamento al sindaco è esplicito per l’impegno nella sicurezza scolastica e nella prevenzione. «Fare volontariato significa riconoscere la propria fragilità e trasformarla in forza condivisa. Possiamo aggiungere vita ad ogni giorno».
L’intervento si chiude sulle note di *Perdutamente* di Achille Lauro, legata alla tragedia di Crans Montana, in un momento di sospensione capace di unire passato e presente.
Nel corso della giornata, davanti al Palazzo di Città e nei luoghi simbolo di Avezzano, vengono posizionate le “Mattonelle della memoria”, iniziativa dell’associazione culturale Sessantasettezerocinquantuno con il patrocinio del Comune, pensata per ricordare che il 13 gennaio non potrà mai essere un giorno come tanti. Nel pomeriggio viene proiettato anche il documentario di Pasquale Palumbo, Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.
E mentre i ragazzi abbassano il tablet e tornano alla piazza reale, resta l’idea che la memoria non sia un archivio immobile, ma un movimento continuo: qualcosa che si attraversa, si comprende e si consegna a chi verrà dopo.
È da questa immagine che prende avvio la giornata di commemorazione del terremoto che devastò Avezzano <www.laquilablog.it/avezzano-una-mostra-darte-contemporanea-per-ricordare-il-terremoto-del-1915/> e l’intera Marsica, promossa dall’Amministrazione comunale nell’ambito dell’iniziativa #Ancheiosonoterremoto. Una scelta precisa: partire dai più giovani per raccontare ciò che è stato e, soprattutto, ciò che sarà.
In Piazza San Bartolomeo viene presentata la seconda tappa del progetto “Avezzano che fu”, sviluppato in collaborazione tra Rotary e Comune e realizzato da Ambiens VR. Grazie alla realtà aumentata, la tecnologia diventa un ponte tra generazioni, non un gioco ma un modo concreto di abitare la memoria. Dal Monte Salviano al Castello Orsini: istituzioni, identità e futuro
La commemorazione si apre come da tradizione un’ora prima, nel raccoglimento solenne del Monte Salviano. Qui il sindaco Giovanni Di Pangrazio depone la corona d’alloro davanti al memoriale delle vittime. La fascia tricolore attraversa il giubbotto come segno di continuità, mentre attorno si stringono autorità civili, militari e religiose, in un silenzio denso di assenze, ricostruzioni e responsabilità tramandate.
Alla cerimonia partecipano il senatore Michele Fina, gli amministratori dei Comuni di Scurcola Marsicana e Tagliacozzo, il sindaco di Gioia dei Marsi e vicepresidente della Provincia dell’Aquila Gianluca Alfonsi e numerose altre autorità, tra cui la direttrice della casa circondariale Maria Celeste D’Orazio.
Nel suo intervento, il sindaco Di Pangrazio richiama la forza identitaria del territorio: «La Marsica piano piano si è rimessa in piedi e Avezzano è diventata un punto di riferimento regionale. Non guarda indietro, non si ferma. Vuole avere consapevolezza dei rischi e per questo mette in sicurezza la vita dei ragazzi con edifici moderni e sicuri, ma è capace di immaginare il futuro e darsi nuovi obiettivi contando sulle proprie potenzialità».
Parole che ribadiscono l’impegno del Comune sulla prevenzione sismica e sulla sicurezza delle scuole, oggi tra le più sicure d’Italia, con un’attenzione particolare ai bambini e alle persone fragili. Centrale anche il valore della memoria e della cultura come strumenti per trasmettere non solo i fatti storici, ma le emozioni e la consapevolezza di ciò che il terremoto ha significato.
Il racconto si sposta poi al Castello Orsini, dove gli studenti diventano protagonisti sul palco con progetti grafici e artistici dedicati all’identità della città. Un passaggio di testimone esplicito, in cui la storia smette di essere solo narrazione e diventa linguaggio, segno, visione. Protezione civile, simboli e responsabilità condivisa
Al Castello Orsini interviene anche il senatore *Michele Fina*, soffermandosi sul valore dei simboli: *«Non appartengono al passato, ma raccontano chi siamo. Da quelle macerie è nata la forza di una comunità. Avezzano oggi è il segno concreto del sacrificio e dell’impegno di intere generazioni».*
Particolarmente intenso l’intervento del direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile, Maurizio Scelli, legato da un rapporto di stima al sindaco e al consigliere comunale con delega alla Protezione Civile Maurizio Seritti. Presenti anche il viceprefetto aggiunto Federico Izzi, il vescovo Giovanni Massaro e il colonnello Mario D’Angelo, comandante del 9° Reggimento Alpini.
«All’epoca del sisma – spiega Scelli – non esistevano la Protezione Civile né i mezzi di comunicazione di oggi, e l’impossibilità di intervenire aumentava la disperazione». Un dolore che resta attuale e universale. Rivolgendosi ai giovani aggiunge: «Avete la capacità di tendere una mano e dire “io ci sono”. Per questo è fondamentale investire su di voi, non solo in cultura ma anche in sensibilità e responsabilità verso gli altri». Il ringraziamento al sindaco è esplicito per l’impegno nella sicurezza scolastica e nella prevenzione. «Fare volontariato significa riconoscere la propria fragilità e trasformarla in forza condivisa. Possiamo aggiungere vita ad ogni giorno».
L’intervento si chiude sulle note di *Perdutamente* di Achille Lauro, legata alla tragedia di Crans Montana, in un momento di sospensione capace di unire passato e presente.
Nel corso della giornata, davanti al Palazzo di Città e nei luoghi simbolo di Avezzano, vengono posizionate le “Mattonelle della memoria”, iniziativa dell’associazione culturale Sessantasettezerocinquantuno con il patrocinio del Comune, pensata per ricordare che il 13 gennaio non potrà mai essere un giorno come tanti. Nel pomeriggio viene proiettato anche il documentario di Pasquale Palumbo, Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi.
E mentre i ragazzi abbassano il tablet e tornano alla piazza reale, resta l’idea che la memoria non sia un archivio immobile, ma un movimento continuo: qualcosa che si attraversa, si comprende e si consegna a chi verrà dopo.


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